Negri e altre bestie. La rievocazione di uno “zoo umano” fa discutere l’Europa

Nell’estate del 1914 un gruppo di 80 senegalesi furono trasportati ad Oslo e vissero per 5 mesi all’interno di un villaggio di capanne, offrendo spaccati di vita in Africa ai visitatori della Fiera per il centenario della Costituzione norvegese.

Cent’anni dopo, in occasione del bicentenario, i due artisti Lars Cuzner e Mohamed Ali Fadlabi hanno ricevuto un finanziamento di 100mila euro dal governo norvegese per ricostruire quell’esibizione. Obiettivo: far luce su un pezzo dimenticato di storia della Norvegia e provocare un dibattito sui lasciti culturali del colonialismo e sul razzismo ai giorni nostri. «La nostra tesi è che quel messaggio di superiorità razziale sia sempre presente, solo in una forma diversa: non più su base etnica, ma etica ed economica» ha spiegato a Pagina 99 Fadlabi.

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Riparazioni per la schiavitù. I Caraibi in crisi battono cassa.

Quando cade in prescrizione la schiavitù? Secondo 15 nazioni caraibiche la risposta è “mai”.

I membri della Comunità caraibica (Caricom), hanno infatti approvato un piano per richiedere alle ex potenze coloniali riparazioni per la schiavitù. L’elenco delle richieste in dieci punti comprende le scuse formali da parte europea e il finanziamento di istituzioni culturali per raccontare le storie delle vittime. Ma include anche il diritto al rimpatrio di tutti i discendenti dei dieci milioni di schiavi africani, la cancellazione del debito, l’eradicazione dell’analfabetismo e trasferimenti di tecnologia.

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La rivolta dei minatori sudafricani

Sono passati due mesi, ma lo sciopero dei minatori sudafricani del platino non accenna a concludersi.

Le posizioni non potrebbero essere più distanti. Da un lato l’Association of mineworkers and construction union (Amcu) chiede un forte aumento del salario minimo: 12.500 rand, più del doppio rispetto al salario attuale. Dall’altro, le tre compagnie minerarie che operano nella “cintura del platino” – Lonmin, Anglo-American Platinum ed Impala Platinum- hanno proposto un aumento del 9%. Com’era prevedibile, le trattative si sono interrotte la settimana scorsa e per il momento non sono in agenda altri incontri.

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“Tu vuo’ fa l’americano?”. Dal trattato commerciale con gli USA, rischi per il DOP italiano

Cari americani, per favore non usate i nomi dei nostri prodotti Dop per i vostri formaggi e salumi. Questa, nella sostanza, la richiesta dell’Unione Europea, i cui emissari hanno concluso ieri il quarto round di negoziato sul trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, il cosiddetto Ttip (Transatlantic trade and investment partnership). Nel mirino i prodotti alimentari americani chiamati con nomi identici o quasi a quelli europei: parmesan, gorgonzola, asiago, bolognese, feta, burrata, muenster, gouda.

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Birmania. I rohingya perseguitati finiscono nelle mani dei trafficanti

Mohammed Einous ci ha messo otto giorni per recuperare i soldi del suo riscatto. I trafficanti di esseri umani lo tenevano segregato nel nord della Malesia, in attesa che la famiglia di Mohammed in Birmania pagasse i duemila dollari richiesti. Alla fine i genitori del diciannovenne hanno venduto la casa di famiglia per 1600 dollari e preso in prestito il resto. La storia di Einous, raccontata agli attivisti dell’ong Arakan project e alla Reuters è solo una delle tante storie di birmani rohingya che, cercando di sfuggire le persecuzioni e discriminazioni in patria, sono finiti dritti tra le braccia dei trafficanti di esseri umani.

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Petrolio, uranio e basi militari. Il Grande Gioco africano

La Francia interviene ancora una volta in Africa occidentale per una missione di peace-keeping. Disinteressato impegno della ex-potenza coloniale o piuttosto il segnale che il nuovo Grande Gioco per il controllo delle risorse del continente sta entrando nel vivo? 

La crisi in Repubblica Centrafricana non accenna a risolversi e ancora una volta tocca ai francesi intervenire, ufficialmente per evitare “un altro Ruanda”, per la quarta volta nel giro di tre anni in un Paese africano.

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La verde Germania che brucia carbone

Oggi si attende che la Commissione europea decida sul Pacchetto per il clima e l’energia, sotto i riflettori principalmente per gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di energia rinnovabile che saranno fissati per il 2030. Ma c’è un altro tema sulla scrivania dei commissari, probabilmente solo in parte affrontato dalla decisione di oggi: la tanto attesa riforma dello schema Ets, ovvero lo scambio dei “diritti di emissione” di anidride carbonica.

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