Petrolio, uranio e basi militari. Il Grande Gioco africano

La Francia interviene ancora una volta in Africa occidentale per una missione di peace-keeping. Disinteressato impegno della ex-potenza coloniale o piuttosto il segnale che il nuovo Grande Gioco per il controllo delle risorse del continente sta entrando nel vivo? 

La crisi in Repubblica Centrafricana non accenna a risolversi e ancora una volta tocca ai francesi intervenire, ufficialmente per evitare “un altro Ruanda”, per la quarta volta nel giro di tre anni in un Paese africano.

Continua a leggere…

Annunci

“I veri nemici? Gli imbranati della Casa bianca”

di Claudio Magliulo

23 giugno 2010

Questa volta il generale McChrystal sembra averla fatta grossa. Il militare, che comanda le forze americane in Afghanistan, è protagonista di un «profilo» sul prossimo numero di Rolling Stone in edicola dopo domani. Dalle anticipazioni emergono giudizi poco lusinghieri espressi dal generale e da membri del suo staff sul presidente Obama, il vicepresidente Joe Biden e altre figure di spicco dell’amministrazione. Per questa ragione il generale parteciperà all’incontro mensile del governo sull’Afghanistan non più in teleconferenza, ma di persona. Il presidente vuole parlargli e non sarà una conversazione facile. Al freelance Michael Hastings era stato assicurato accesso quasi illimitato ai consiglieri più intimi di McChrystal, e basandosi sulle loro battute e confidenze, raccolte nel giro di un mese in diversi luoghi (compresi bar e ristoranti), il giornalista ha preparato il «profilo» del militare, intitolato «Il generale fuggitivo». I contenuti sono forti. Descrivendo il primo incontro di McChrystal con Obama come una semplice «foto-opportunità» un suo consigliere ha sostenuto che il presidente «chiaramente non sapesse niente del generale. Aveva davanti il tizio che avrebbe gestito la sua cazzo di guerra, ma non sembrava molto interessato. Il capo era veramente deluso». A una domanda sulle posizioni del vicepresidente Biden, il generale viene citato rispondere con un sarcastico: «Biden chi?». L’articolo va’ avanti, spiegando che il generale ha assunto il controllo della guerra «senza mai togliere gli occhi di dosso al vero nemico: gli inetti alla Casa Bianca». Non si salva Jim Jones, generale in pensione e responsabile della sicurezza nazionale, definito da un collaboratore di McChrystal come un «pagliaccio fermo al 1985». Parole dure anche per l’ambasciatore Usa a Kabul, Karl Eikenberry, colpevole di aver contestato in un memo confidenziale la scelta di inviare altri 30mila soldati in Afghanistan: «Ecco uno che si ripara i fianchi per finire sui libri di storia. Adesso se perdiamo lui potrà dire: “Io ve l’avevo detto”». E l’inviato speciale di Obama per Afghanistan e Pakistan, James Holbrooke, viene definito da un altro collaboratore come «un animale ferito. Continua a sentire voci di un suo siluramento, e questo lo rende pericoloso». Una catena di contumelie difficili da giustificare, che ha creato non pochi malumori, prima di tutto nel presidente Obama. Cercando di porre rimedio in qualche modo, il generale McChrystal ha emesso un comunicato in cui si scusa profondamente per la sua collaborazione alla stesura dell’articolo: «Durante la mia carriera ho vissuto secondo i principi dell’onore personale e dell’integrità professionale. Quello che emerge in questo articolo si allontana ampiamente dallo standard». In compenso il suo addetto stampa è stato prontamente licenziato.